Usare la psicologia nella strategia di contenuto

Come la psicologia migliora una strategia di contenuto

Al giorno d’oggi i contenuti sono uno strumento di marketing molto potente ma per far sì che il nostro messaggio arrivi bisogna rivolgersi al pubblico giusto.

Conoscere a fondo il proprio target di riferimento è fondamentale: chi sono le persone che vogliamo raggiungere? Quali interessi e passioni hanno? Quali problemi devono risolvere e quali desideri vogliono soddisfare?

Sono questi dati che ci guidano nella creazione di una strategia di contenuto efficace.

Applicare alcune nozioni di psicologia può essere molto utile per capire da cosa è motivato ed influenzato il comportamento del consumatore.

Analizziamo il rapporto tra psicologia e strategia di contenuto

La psicologia è una disciplina complessa e molto ampia e questo articolo non vuole essere un tratto scientifico ovviamente.

Semplicemente vedremo la correlazione che può esistere tra 5 principi psicologici precisi e il content marketing.

Nello specifico parleremo di:

  • Fluidità cognitiva;
  • Social proof;
  • Teoria percettiva degli insiemi;
  • Modelli di persuasione;
  • Psicologia dei colore.

Probabilmente non sarà mai necessario applicarli tutti ad ogni singolo progetto su cui lavoriamo ma ritengo che sia interessante sapere come funzionano.

Fluidità cognitiva

Il numero di microdecisioni che ognuno di noi deve compiere ogni giorno è altissimo.

La conseguenza diretta di ciò è che le persone preferiscono consumare contenuti semplici e inconsciamente evitano e scartano subito le informazioni che appaiono troppo complicate: la  fluidità cognitiva appunto.

Questo spiega ad esempio perché la soglia di attenzione online sia stimata essere al massimo 8 secondi; se non la catturiamo al primo istante, la perdiamo sicuramente.

La regola generale quindi è che più il contenuto è facile da comprendere, più aumenta la probabilità che l’utente decida di consumarlo e resti coinvolto.

Allora cosa dobbiamo fare? Pubblichiamo post brevi, con chiare e concise call to action e con gli hashtag e le parole chiave più inerenti per evidenziare immediatamente l’argomento di cui stiamo parlando.

Inoltre è buona abitudine usare un design accattivante, infografiche o video per comunicare idee complesse velocemente ed anche emoji che siano in linea con il nostro brand.

Social proof

Due terzi dei consumatori credono molto di più alla parola di amici e parenti e conoscenti, piuttosto che a ciò che vedono e leggono ad esempio su un sito web.

Prima di effettuare un acquisto gli utenti leggono le recensioni, vanno a controllare le pagine social dei brand, si confrontano con gli altri, cercano consigli da chi gli sta intorno, ecc.

Questo è il social proof ovvero il principio psicologico per cui essenzialmente le persone sono portate ad agire dopo che hanno visto altri fare la stessa cosa prima di loro.

Ecco perché dobbiamo utilizzare anche i feedback e le testimonianze dei nostri clienti soddisfatti all’interno dei contenuti, condividendo casi studio, risultati raggiunti, storie di successo. 

Così come possiamo invitare i nostri followers a creare loro stessi contenuti in cui utilizzano ad esempio il nostro prodotto/servizio e che poi noi ricondivideremo.

Su come usare strategicamente il social proof nella strategia di contenuto è dedicato anche un articolo del mio blog, nel caso volessi approfondire questo aspetto.

Teoria percettiva degli insiemi

Gli esseri umani sono creature di abitudine.

Ti chiedo: la prima cosa che hai fatto quando sei arrivato su un sito internet è stato guardare in giro se c’era un bottone da cliccare? Questo è un esempio di teoria percettiva degli insiemi.

Ci si aspetta di trovare qualcosa quindi si inizia subito a cercarla.

Le aspettative si basano sulle passate esperienze quindi quando valutiamo la situazione in cui ci troviamo in questo momento lo facciamo andando a ricercare nelle altre situazioni simili che abbiamo già vissuto altre volte in precedenza.

Applicando questo principio al marketing significa ricordare, quando creiamo contenuti, cosa si aspettano da noi gli utenti.

Al tempo stesso se una persona dopo aver visto un contenuto vuole agire, vuole fare lo step successivo se non gli diciamo come farlo, sarà confuso.

Cerchiamo di sviluppare un flusso comunicativo logico che stimoli la curiosità e soddisfi le aspettative, includendo sempre una call to action.

Modelli di persuasione

Esistono molteplici modelli psicologici ma quello che può rivelarsi maggiormente utile per il content marketing è il modello di comportamento Fogg (dal nome dell’autore che lo ha elaborato).

Fondamentalmente ci dice che per portare una persona all’azione servono motivazione, capacità di comprendere e un innesco.

Per motivare le persone il messaggio deve essere potente e rilevante, oltre che facilmente comprensibile. L’innesco è la call to action. 

Ogni contenuto deve contenere questi 3 elementi.

Inoltre è importante non sottovalutare il potere che esercita sulle scelte del consumatore la sincerità e l’autenticità di un’azienda, valori su cui si basa anche la sua fiducia in brand o prodotto.

La psicologia del colore

Questo è il principio che probabilmente tutti conoscono, anche chi non si occupa di psicologia.

Se chiediamo a 5 persone quale è il loro colore preferito è altamente improbabile che diranno tutte lo stesso, ma i colori giocano un ruolo strategico a livello di marketing.

Studi recenti rivelano che le persone impiegano solo 90 secondi per giudicare un nuovo prodotto ed il 90% di noi si basa sul colore che ha.

Ogni colore ha un suo significato: il blu viene visto come fiducia e lealtà, il rosso comunica passione ed energia, il giallo può significare ottimismo ma anche allerta.

Allora i marketers cosa devono fare? Capire quale reazione vogliono provocare e quindi scegliere il colore è più adatto per evocare quel sentimento.

Una volta trovata l’identità visiva (argomento trattato anche all’interno del mio corso IPA) del proprio brand o personal brand la si deve presentare, in maniera persistente, in tutto ciò che si fa.

Dai post che pubblichiamo, all’immagine coordinata, al logo, al sito web, tutto deve lavorare in armonia e rimandare sempre agli stessi colori che ci identificano.

Conclusioni

Utilizzare la psicologia non significa ingannare le persone o influenzare il loro comportamento in modo malizioso.

Anzi, queste riflessioni ci possono aiutare ad offrire una user experience migliore per chi già ci conosce, ma anche trattenere nuovi utenti con noi e convertirli poi in clienti.

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